Band 
Tomo quinto.
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Dialogo Primo- 43

quanto che fi è veduta provare a maraviglianelle nostre Provincie più aride, e più sterili,esempigrazia in Provenza, nel Deifinato, edaltrove. Nè si può dire, che il fortunato pro-gresso di questa pianta si debba attribuire allacaldezza del clima delle predette Provincie.Imperciocché in tutto’! Deifinato non v'haud paese, che sia caldo; e la Savoia, dove el-la cresce ssoggiatamente, è ancor più freddadel Deifinato. Confesso ancor io, che un im-presa di conseguenza non è da tentarsi così al-la carlona. Ma , quando una prova è guidatadalla prudenza, ed autorizzata dali’ esempio,non può non essere fortunata. L’allegare con-tro una saggia risoluzione la novità, non è unmotivo valevole a ritenerci dall’intra pren T«feria. Anche a’ tempi dell’ Imperador Giusti-niano , allorché alcuni Monaci Lassiam por-taron «Ielle o va d i fil ugelli dagli ultimi confinidell’Asia nella nostra Europa, si diceva co-munemente, che dalle regioni de’Seri al no-stro paese v'era un troppo lungo tratto di stra-da , e che in conseguenza era follìa lo sperare,che i nostri climi potesser produrre una pian-ta , la di cui foglia fosse proporzionata al tem-peramento di queste destinole, le quali, ol-tre a ciò, non avrebbon potuto trovare quanell’Europa quel grado di caldo, eh’esse tro-vavano colà entro nell’Asia. Ciò nonostan-te tutte l’Isole della Grecia e deli’ Italia sitrovarono in breve tempo ripiene di filu-gelli , e di finissime sete. Così parimente ,allorché Enrico II. si divisò dì far piantare de’gelsi nel Regno di Francia , e di dirizzare del-ie fabbriche di seta a Lione, ed a Turs, se gli