Dialogo Secondo. 4-
mare.Cosl il Danubio, prima di tributar le sueacque al Mar Nero, ne trascorre un mezzo mi-gliaio . Così il Negro , dopo aver bagnate perun tratto di mille e cento leghe le fervide are-ne dell'Affrica, va finalmente a scaricarsi nell’acqua salsa. Così finalmente il fiume delie A-mazzoni, il quale vicino a Quito, dov’è lasua scaturigine, non è altro,che un meschinis-simo rivo, dopo un corso d’ottocento leghe( giulla la testimonianza d’alcuni viaggiatori )e di mille e cento (secondo affermano parecchialtri) mette nel mare Oceano per una foce ,che abbraccia ottantaquattro leghe di giro.
Vedo astriscaresu per la terra un’infinitàdi questi lunghi canali, e leggo nella stessa suasuperficie un artifizio, e un modello, che sem-pre tendea fomentare, e promuovere la cor- L emon _reme dell’ acque. Miro nell' ampio seno di ter- traferma, e ne’più angusti recinti dell’Isolecte tome»-elevarsi di tratto in tratto delle montagne, e ranoladelle colline, dove il terreno va dichinando correnteprecipitosamente fino alle falde, e dalle falde de’fiu-va a poco a poco avvallando, finché sia ginn- mi "to alle spiagge della marina. Nelle viscere diquesti monti, e di queste colline la natura hariposte le miniere, o sorgenti dell’ acque,affin-chè , strosciando dall’ alto al basso, acquistinouna poderosa accelerazione pervia, e venen-do successivamente incalciate dalle posteriorile precedenti, vagliano a sorpassare tutti gli o-stacoli del terreno, che perla sua ineguaglian-za ferve di remora al corso loro.
Tutta questa macchina, modellata con tan- L , ,to ingegno, e fabbricata con tante, e tantecircospezioni, è un evidente argomento dell’
Tomo V. D uri-