Dialogo Terzo. 77
così a infranger 1’ ulive per spremerne l’olio;cosìadestrarre il fugo della cannamele : cosifinalmente a incannare, ed agguindoìare laseta, con far girare cinque, o secenro roc-chetti alla volta sotto la direzione d’un uomosolo.
Cav. I vantaggi, che fi ritraggon da’ fiu-mi fono ( per quant’io vedo) infiniti. Ma per-ché mai s’odon tante querele per parte di co-loro, che hanno le lor possessioni lungo le ri-ve de'fiumi? Si suol dir per proverbio, che ilfiume è un cattivo vicino ,
Prior. Vaglia la verità, non può negarsi,che la forza dell’acqua produca alcuna voltadc ! pessimi effetti. Allorché la corrente d'unfiume vaa dardi cozzo in una sponda , chelefa argine; l’acqua, che tenta di proseguire ilsuo corso, urta gagliardamente la detta riva,lasgrotta, e la incava; e se non giunge a tra-panarla da banda a banda, fa almen l’estremodel suo potere per arrivarvi. Ne rompe oraun pezzo, e ora un altro , e in trapassandoper quelle frane ne’campi, o ne’prati, fen-de, ed allaga il terreno aprendosi un nuovoletto, e confonde le possessioni di questo, equello. E’ proprio dell’ acque fiumali impove-rire diversi particolari, e parecchi altri arric-chirne , L’impeto della corrente va sgrottandoper una parte le terre , e per l’altra le bonifica,corredandole d’un’aggiunta di nuova terra,piena di belletta, e di grassume prezioso. Orail proprietario de’campi corrosi dalla predet-ta corrente, si rammarica, e fi dispera, pervedersi ad ora ad ora raspare da una spe-zie di lima sorda i suoi terreni fruttiferi,