Dialogo Terzo. 87
ramente del prodigioso : ma quella de' pescifumali è ancor più mirabile; di modo che,se la natura non gli avesse fornici d'un’ astuziaparticolare, che ne sottrae molti e molti a’notisi lacciuoli, e al ne conserva, non menoper urli nostro, che per salvezza della lor vi-ta, le spezie, sarebbe positivamente impossi-bile, che non se ne spegnesse ( attese le angu-stie dell’ acque in cui si trovano imprigionati )la semenza: tante sona le macchine, che adora ad ora si tendono contro di loro, e tante lereti, che da ogni banda cospirano a incalap-piarli .
Cav. Credo , Signore, che, per farmi go-dere il divertimento della pesca, abbiate fat-ti venire in campo tutti gli abitanti di questovillaggio. 1 tante sono le barche, i remi, lecorde, le pertiche , le reti, e finalmente lebraccia , eh’io vedo in moto/La bara bussa ditutta questa gente mi confonde. Mi fareste unpiacer sommo, a dichiararmi il ministerio par-ticolare di ciascheduno.
F 4 Prior.
G I due pescatori, che vedon si affacendari so- Spiega-pra îa barca, stanno in procinto di gettare nel sin- zioneme una spezie di rete somigliante alle ragne, laquale della fi-diceli da’ latini sagena , e da’ pescatori Veneziani gura.la tratta. La medesima pesca, e la medesima retevedesi molto più in grande nel mare.
H. Quegli altri due pescatori, che s’incammi-nano alla volta del fosso , dov’ è l’imboccaturadelta corrente del fiume, s’accingono a porre in ope-raia graticcia, che è una spezie di rete, detta altra-mentenegossa. L’uno porta in spalla il batuffolo,o ramazza, per razzolare con essa il letto del fosso,e mettere il pesce in moto , e l’altro ha su gliomeri la detta graticcia, per presentarla dinanzial pesce, che fugge, ed incalappiarlo.