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Tomo quinto.
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Dialogo Terzo. ioj

P® le loro uova. Finalmente vanno tutte a imi. braccare sula superficie de’viva j, ode’fiumi,li P intantochè fi ricoprono da un capo ali’altro.E ® Quivi, agitandosi , e sostenendosi in su le piu-1®* medelle lorcode, che s’assomigliano grande,mente a’ notaio- de' pesci, galleggiano, e nuo.»tano: ed i carpioni, con tutti gli altri anima-* li, che vivon nell’acque, concorrono a que-â sta manna, e ne fanno delle buone corpaccia-te' te. In prova di che i pescatori Han fatta un’os-servazìone, che dopo la caduta di queste far-2- falle.il pesce è più grasso, e più quieto ; eh’egliP non guizza, nès’arrabatta, com’ è il suo so-W lito , non avendo, per cinque, o sei settima-<'E ne, quali bisogno di procacciarsi il suo vitto,’ri I vermicciuoli procreati dall’uòva cadute inile® fondo dell'acqua si cangian poscia in crisalidi,kì’ e successivamente in farfalle, e si preparanoI® al pesce la provvisione per un' altra stagione.afe E’ancora molto spediente gettar nel viva-io , destinato per i carpioni, tutte le briciole,é&- e tutti i rimasugli delia tavola, per ingrassar*ntet li. Oltre di che, è un bel piacere , a vederli>M talora contendere insieme , per torsi scambie-tti* volmente un minuzzolino di pane. Questeutiš generazioni di pesci ne son sì ingorde, che ve-,««!> densi comunemente a cert’ ore guizzare alous! truppe a truppe verso quella banda, onde suolaititi farsi avanti chi va a portar loro la consuetaM prebenda; e quand’anche non vedano com-dsešf patire nessuno, pur nondimeno, facendosijijtìis loro sentire un certo strepito , tosto concorro-no no a quella volta, quasi fosse suonato il cam-,ljB panello del refettorio.

Cav. Se cosi è, convien dire, chei pesci; G 4 (non