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Tomo quinto.
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u8 Le Fonti.

costipa, e s’indura. L’unione di tutte quelleparticoie, figurate a maniera d’agugiie, vie-ne a formare una piccola crosta, o coperchiocristallino. Rompetì la detta crosta a forza dipertiche, o di rastrelli, e ciascuno di queifrantumi vien a cadere in quel poco d’acqua,che vi erairimaso. Poscia fi tiran fuori tuttiquei pezzi, sgocciolandoli bene bene, e sipongono successivamente a seccare, per poistritolarli, e ridurli in polvere granellosa.Dalla somma di tutto il sale, che quinci si ca-va , convien detrarne quindici mila mog-gia, (a) che si consegnano alla dogana, cioèalf appalto del Re. Il rimanente, eh’è] mol-to più , vendesi da’ proprietarj a’ popoli delNord, che vengono a prevedersene in Fran-cia, per essere questo sale molto prezioso.Quindici giorni soli di buon tempo bastano aprovvedere la fabbrica del necessario per unanno. Ma non contiamo, se non le 15000,moggia, che si consumano in Francia, nèfacciam caso di quel, che si spaccia agli e-stranei.

( b ) Dopo fatte e rifatte molte sperienze, siè trovato, che due libbre d'acqua salsa dannootto grossi, e dieci grani di sale, piuttostopiù , che manco. Lasciamo i dieci grani, e cal-coliamo solamente gli otto grossi .Così la miaproposizione sarà più sicura. Otto grossi for-mano un’ oncia, che è la sedicesima parte d’

una

(a) Il moggio ali'uso di Francia tien 12. sac-ca , il sacco 4. staia , ed ogni staio pesa centolibbre.

(b) Stor. del Mare, scritta dal Signor ConteMarsisi, par, 2. car. 27.