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Tomo quinto.
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Dialogo Quin'to 145

argomento d’ammirazione de v’esser per loroil vedere ne’più eccellivi ardori della Canico-M la tutti que’fiumi a gonfiarli, ad allagare lelor campagne, ed a colmarle ci’una belletta,“ !!l che col suo grasso le rende ubertose ?

V Similmente, allorché il Sole, varcato l’E-“J*f quatore, fi va avvicinando al tropico del Ca-:: pricorno, eccoti, che altri venti si levano dal-

le bande meridionali a prò degli abitanti del-la Ghinea, del Monomotapa, del Congo, del’ Brasile, del Perù, e del cuor dell’America,e fan cadere ne’ lor paesi delle piogge cosi co-piose, che sembran piuttosto torrenti, che:: gocce d’acqua.

Questi rovesci d’acque riempiono tutte le sor-’ genti, che debbono nel rimanente dell’anno[flfc somministrare il mantenimento delle correntidel Zairo, dell’ Oronoco, del fiume dell’Amaz-zoni, edi quel della Piata. Or questi gran fiu-> mi colle smisurate lor bocche vanno a rendere■ al marel’acqua, che avea perduta perle pre-sti dette evaporazioni. Se poi le lunghe piogge,che caggiono a stroscio su pei terreni sottopo-ni sii alla Zona torrida, non vi pare, che sian ba-site stanti a render al mare una lama d’acqua di ses-sji santa dita traverse d’altezza da lui perdutaMi per lo svaporamento, vi prego a riflettere, che[jjii ne'mari, dove il Sole dà a perpendicolo, non

tìfé piove meno di quel che piova sopra ’1 terreno,dove il Sol batte perpendicolarmente : sicchéjjll: il sostenere , che le piogge cadenti dentro il re-cinto della Zona torrida vi spargano una lama[itisi * 1 d’acqua, la quale ascenda a sessanta, oottan-iW' ta dita d’altezza, non è un assurdo; mentre, jj, ti sa, che in qualche parte d’Italia ( e spezial-i " ' Tem. V. K mente