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Tomo quinto.
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Dialogo Quinto. 151

| ;t massa, che va talora a scaricarsi per una doe~^ eia perpetua in un vallone molto lontano.

St ,1, Passa fra tutte le parti della natura una bellaj,ìî armonia, che quelle medesime, che paion più.J,; disunite, e più discordi fra loro, accorronoalcuna volta ad aiutarsi reciprocamente conpiù propensione dellaltre.

S!! 5. Finalmente è da avvertirsi, che dalla su-

},jl, perficiedelle montagne risulta un effetto total-mente diverso da quel. che risulta dalla superfi-" cie delle pianure. Li screpoli, che voi vedetev r sulla superficie delle pianure, apprestan laditoallacque, che formano i pozzi, e sta in nostramano il procacciarceli quasi per tutto. Manel-le montagne non è cosi. Queste son piene digobbe, di cavità , di pilieri, di grotte, di fpac-cature, e di frane. Le loro eminenze arrestanoil passo a'vapori, che vi danno di cozzo, eliconvertono in neve, in brina, ed in pioggia.li, l : Le loro cavità accolgono nel proprio seno le^ nevi liquefatte, e le pioggie, le quali successi va- mente discendono per mille screpoli, e per mi-le fissure allongiù, dove il lor peso medesimole strascina. I suoli arenosi, chelle incontran** pervia, le lasciano trapelare pelor meati, ef 1 * proseguono a profondarsi, tino a tanto che tro-vino un letto più costipato, e più duro, conVèlargilla, o la pietra , dovearri vate si fermano.:f i*' Cosi adunque, in trapassando per quelle areneolir fino alla superficie di qualche letto petroso, oDiif argilloso, vi trovano, o pur si fabbricano col(il# proprio peso un beccuccio per uscir fuori. Amisura della profondità dell arene, per cui'il®*' trapassano, e della capacità del piliere, su cui*<: k 4 fi poi,

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