Dialogo Quinto. i 6 f
pi marina sia sempre più salsa nel fondo, elle ver-rà so la superficie del mare (attesoché il sai piùunii gròsso, non ostante il fluttuare dell’onde, prc- ^
«è cipita abbasso) nulladimeno si son trovate piùosi; epiù volte nel cupo seno del mare delle veneabbondevole d’acqua dolce. Or donde mai viich posson elleno venire, se non dalla superficieDi: delle pianure? Tra gii altri segni, che precor-di sero il celebre incendio di Pozzuolo, accadu-
ta; tonel 1538. uno Scrittore autorevole(s), chesi trovò presente al gran caso, riferisce, che ilG mare si ritirò da quella banda quasi dugento(lip; passi indietro ; che lasciò su la nuda arena una:::!;! quantità innumerabile di diversi pesci ; e chei :; dal letto di quelle arene si vedevano pullulare1|( fc infiniti zampilli d’acqua dolce : segno eviden-ti te, che cotest’ acque derivavano da un pianoofc, più eminente. Quel bravo notatore, che an-si dò a ripescare nel fondo della voragine di Ca-t ' iE riddi la tazza, che favi fatta gettare dal Rediîî;i , Sicilia, asserì d’aver trovate nel cupo fendiimi quella voragine delle impetuose sorgenti, che, ;2 ; pullulavano di sottoFerra {a).
5 ( ,^ Or questi ruscelli', che scorrono (giusta l’as-
serto di più testimoni autorevoli, ed oculati) iviundussotterra, e queste scaturigini d’acqua dolce , subter-. che si scaricano nel mare al di sotto della diluì ran. 1.1,J,j Sl! superficie , ci somministrano un argomento l.z.c.15,.. E : non men sicuro, che naturale, perispìegareonde avvenga, che queir acque piovane, che.jjjjf s’insinuano dentro le viscere della terra, nonJ.V rigurgitino, e non trabocchino. Elle proseguo-ît no regolarmente il lor corso, senza incagliaregiamniai. E se talora, dopo una pioggia prc*
. cipi-
-, (a) Simone Porzio. Vallin, annotaz.