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Tomo quinto.
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v]o Le Montagne.

cipitosa s’ingrossano, corron con maggior im-peto alla volta disi mare, e rigurgitano sul diOrigine lui fondo con più veemenza. Quindi proba-dellecor- Vilmente addiviene, che il mare ad ora ad’ e _oras’increspa, e si gònfia, e che alcuna volta,^ zz e e 8 ° n ”senza che soffi alcun vento, forma improvvi-di ma- semente de ! cavalloni, che si sollevano al parire. delle montagne, tentandosi’arrivare allivellodelle pianure, donde l’acqua piovana, dopoun rovescio precipitoso, è discesa.

Cav. Sicché tra ’l mare , e la terra passa re-ciprocamente una circosezione d’acqua perpe-tua . L’acque del mare si sublimano * e risol-vendosi in neve, od in pioggia, vanno a cade-re o su montico su le pianure. Quelle, checaggion su’ monti, vi trovano delle pile pro-porzionate a riceverle, e quivi scendendo nel-le valli, e nel piano, forman delle correnti,che le riportano visibilmente nel mare. Quel-le , che caggion su le pianure, che penetransotto terra, s’incamminano per varie vie sot-terranee alla volta del mare, dove saffi la ras-segna generale di tutte l’acque.

Prìor. Cote sta appunto è la sostanza di tuttele nostre osservazioni. Credo, che a quest’ orasarete ben persuaso dell’ammirabile utilità,chericavasi dalle montagne. L’acqua, che cade sule pianure, si disperde, e si dilegua in brev’ora. I monti si, che prestano alle pianure unadacquamento durevole : ed effi dall’ altro la-to fon ben forniti, come già vi ho mostrato, dimateria perenne per adacquarle. Voi già ve-dete, che Iddio ha delle conserve vie più’emi*nenti, dond’ egli versa sulle loro pendici un’acqua perpetua, che, discendendo di suolo in