474 Le Montagne.chè sia sottile quanto unjaffettà ; e quel eh’ è |is®più, resiste alla saponata quantunque volte fa fc®di bisogno lavarla. . _ ,
Ma non son soli i cacciatóri ad inerpicarsi su e 1per le montagne, affine di rintracciar la lor jMpreda attraverso a’ burróni j e alle rupi. Vi :ivanno eziaridió isemplicisti, per rintracciare |i?|ìdell’ erbe medicinali, che neri si trovano altro-ve, Oj se non altro, son quivi più perfette,e più operative di quelle, che si coltivan negli '■orti; . . . .
Le più orride solitudini, e i più deformi de; "serti ci apportano qualche utile. Fanno lo stes- |»!(so effetto sopra la terra, cui soglion fare le ;«ombre in un quadro; Dannò maggior risalto ì'iàll’altfe parti della riatùra e farinó vie pisi spie- &care la lor bellezza. Se la terra ci si mostrasse riiiin ogni luogo feconda i e ridente; l’abito,cheli farebbe a vederci comparire dinanzi quella ;,tserie di maraviglie non mai interrotte , ce le «,renderebbe spregevoli ; La continova rappre- aiisentanzad’uno stesso spettacolo ne diminuiscela grazia, e rallenta a poco a poco quell’impres- rfsione profonda, ch’ella dovrebbe fare non mennell’animo, che negli occhi. La nostra atteri* idisione vien più adescata dalla novità, che dalla riibellezza medesima delle còse; La moltitudine a®degli oggetti, che richiamano il nostro spiritoâ contemplarne le maraviglie, ci distrae ; que- aonsta distrazione partorisce nel nostro cuore l’in- riegratitudine. Ma l’aspetto degli aridi monti, e riidegli alpestri diserti ci fa comprendere,- che ristrani alberghi potevan essere destinati per no-slra abitazione ; e che gran favore Iddio ^ti ha fatto, ad assegnarci per nostra stanzi W
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