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UlAlOGO Q.U INIO. ,iy 5un seslier delizioso, a cui notiavevamo verundiritto. .
Intanto ché noi scendiamo giù abbasso, po-trete osservare su questa piaggia, fra le mok'er-be, che noi andiam calpestando j tina mano diquelle, che si coltivano ne'noslri giardini. Lamagrezza del terreno monruolo le fa venir piùodorifere, e Paria aprica aggiunge virtù allalor naturale qualità.
Cav. Questo arboscello, c'h’é pien di bacchepaonazze, lo riconosco. Egli è il ginepro; pian-ta stima tiffima ; non tanto per la soave fragran-za del suo legname, quanto per futilità cellesue coccole, dalle quali si spreme un beveraggiomolto gustoso-
Prior. Mirate quanti cesti di maggiorana* di La mag-melissa,e di spigo lussureggiano su questa costà /Tuttequest’erbe hanno in se stesse dell arbma-me-lico, e tutte servono a far delfacque odorose , uffa.Potrei àncora darvi a conoscere la veronica, là
Il gine-pro.
bettonicà, e cefit’altre spezie d’érbe medici-nali, giovevoli allestente, e parte efficaci perguarir d’altri mali.
Cav. Seguite pure: son pronto a tenervidietro di pianta in pianta, quand’anche midovessi arrampicate fino alla pendice dellamontagna.
Pifior. Ci resterebbe troppo da fare perlagiornata presente. Ma a che serve, che la na-tura ricolmi di piante preziose per fin le rupi, ele balze, se noi fion ci degniamo, non dirò dimccorle, ma ne meno di riconoscerle? Nonho tànti capelli in testa, quante volte ho senti-to, e gentiluomini, e cittadini, e persone ec-clesiastiche , a lamentarli della campagna, per