Dialogo Sesto. 217
loro sterilità , non fruttano la quarta partedella Provincia predetta . Ma la navigazione,e '1 gran traffico, che vi fiorisce, han reso que-sto stato altrettanto famoso , quanto lo sono ipri mi regni d’Europa.
Cav. Aveva sempre creduto , che il marefosse quasi una sbarra, che Iddìo avesse inter-posta tra una nazione, e l’altra per tenerle se-parate , e perché non potesser varcare certi li-miti determinati. Ma l’esempio della sola Ol-landa mi fa vedere , che il mare è un mezzoefficacissimo, che Iddio ha apparecchiato perla congiunzione di tutto ’1 genere umano , persupplire al difetto di quelle merci, onde il lordima è sprovvisto, e per agevolarne il traspor-to , che senza un tale soccorso sarebbe statopraticamente impossibile.
Ma dove diacin avea la testa Orazio Fiac-co (a) allorché diede tante maledizioni a chiinventò 1' arte del navigare < Questo poetaprendeva l’acque del mare per tramezzi sepa-ratori dell’ un paese dal!’ altro, e come raglia-menti fatti dalla man d’Iddio, per impedireil commercio umano . Egli condanna , c trat-ta da empio , chi osò di trapassar questi limiti.
(b) Prior.
(a) lili robur, & ses triple*
Circa pectus erat, qui fragilem truci,
Commisit pelago rateinPrimus &c.
(b) Nequicquam Deus abseidìt.
Prudens oceano dissociabiliTerras; si tamen impias
Non tangenda rates transiliunt vada . Carm. I.1. Od, Sic te Diva poteva < 56 .