u8 li. Mare.
Trìor. Orazio non sapeva, che il medesimoIddio ci avesse insegnata sarte del navigare .Osservate oltre a cièche quando egli diede inqueste scandescenze , avea accompagnato alporto il suo caro Virgilio, che s'imbarcava perla Grecia. Quindi è v che dopo avergli augu-rato colla maggior tenerezza del suo cuore unfelice viaggio , e dopo avergli dato s ultimoaddio, sfoga il suo dolore, col mandardelleimprecazioni a colui, che fu s inventore dellanavigazione, mentre per questo mezzo veni-va-a separarsi dal suo affezionatissimo amico.La collera s’ impadronisce di noi per cose dimolto manco rilievo , e quando la persona titrova sorpresa da questa passione, non suol pen-sar troppo giusto»
I pesci. Dopo aver rimirate le varie facce del mare,e contemplatone il suo esteriore, è tempo omaid’osservare ciò, eh’ei racchiude neU’iriterio-XI Qua- re. S'è già parlato altre volte della prodigiosadro. maniera, onde’l supremo Creatore produce,
I mostri e perpetua nelsampio seno del mare (in appa-rtarmi . renza infecondo ) una moltitudine incoroprcn-libile d’animali, e d* altri vegetatosi a noi som-mamente proficui. Approfittiamoci adesso delbenefizio della pittura, per veder, se non al-tro, come sian fatti quegli animali , di cui sisente ragionare più spesso. Il primario quadroci presenta la celebre pesca de’mostri marini.L’asla, che vien lanciata da quel pescatore,eh’è là nel mezzo, fu dal pittore divisa a bellostudio in sei parti, ciascuna delle quali equiva-lesse ad un piè, e F ultimo pie fu suddiviso indodici .pollici , affinchè coll’ ajuto di questascala si potesse misurare la precisa lunghezza