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Tomo quinto.
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240 I r. Mare.

nè trómbe, trovandosi premunito naturalmen-te di tutto il bisogno.

Cav. Ma la più parte delle conchiglie, cheLechioc- compongon la quarta classe, a differenza deiciolema- nautilo, che sempre naviga, stanno ferme, erine-Lar. appiccate in un medesimo luogo, coni’è ilco-cocblea st ume di tutte queste chiocciole marine, il cuinumme. n j cc [ 1 j 0 è giusto fatto come un’ orecchia. Macome mai fanno a vivere , senz andare alla bu-sca del proprio vitto : Bisogna dire, che la lorpreda venga a trovarli da per se siesta »c . on “ Prior. Non son lontano dal crederlo, emitutte^di che tutti que’buchi eh’ell’hanno verso

un pezzo la cima del loro nicchio sian destinati a lasciar-fatte a * vi entrare di tratto in tratto dique’vermeni,maniera che van brulicando per letto del mare.di verri- Cav. In questa quinta fila non fon potute'• L / f ‘ capire, se non pochissime di quelle chioccioleJ* turbi- tutte d’un pezzo, fatte la maniera di vortice,natte. * i di cui giri, quanto più si discoslane dal lorprincipio, tanto maggiormente si allargano.Ma senza far caso della multiplicità, che ren-de piuttosto confusione, vi trovo astéslate congran giudizio le più notabili, cioè la conchigliaa celata, a tromba, a cesta, ed a trottola»Vedo in questa medesima fila tutti que’nicchid’un pezzo solo, che son rotondi al di fuori,benché non sian fatti a modo di spira, comegli altri. Il vago aspetto di questi nicchi, eiadilicatezza de’ loro colori gli ha decorati delnome della Dea della beltà: se pure un tal no-me non fu attribuito alla medesima Dea, per-ché ella nacque , giusta il favoleggiar de’poeti,in una di queste chiocciole raa-iine, o perché

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