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Tomo quinto.
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Di aiogo Sesto. 2p

ccver l’aspaico.e gli altri sughi del mare,da queiboccinoli cori carica lì me cria traforati a mododi stelle,affinchè i fiori,che serbano per appun-to la siesta figura,postano adequatamecte inca-ftrarvisijdaquei vali ripieni di sugo latticinoso,che trovâtì tra la icorza,ed ilcorpo della pianta,per renderla ad ora ad ora più densa, e dalla co-stante uniformità delle circostanze che regna inin tutte le piante della medesima spezie vedesichiaramente, che il fondo del màre è fornitoancor egli di frutti d’una natura totalmente di-versa dalle piante nostrali ; ch’egli è ripieno dimacchie, e di praterie ; che gli abitanti dell’ac-que vi trovande'fughi proporzionati al loro bi-sogno , e degli asili, da potervisi ricoverare, daappiattarvi le loro uova,e da cautelarsi l’un 1 al-tro contro la voracità de compagni.E quantun-que non apparisca, che queste piante siano statefatte immediatamente per ufo nostro, nondi-meno, fervendo elleno di nutrimento , di ripa-ro, e di ricovero a’pesci, alle testuggini, e alleconchiglie,che ci somministrano giornalmentedelle pietanze,non men dilicate, che varie,nonpuò negarsi,che le medesime nascano, e cresca-no, e si moltiplichino a lavor nostro.

Cav, Sono ormai permaso , che tutte questepiante marine sieno state create a prò nostro , eche noi ne raccolgiamo del frutto senza avve-dercene. Resta solo una cosa,della quale non posi-so ancora capaci rarmijcioè in che maniera tantegenerazioni di piante postan crescere,e germina,re senza il soccorso della, terra. Di quante ne ve-do qui in questa tela,nisluna, a riservadell’alga,ha radici.Tutte Tal tre stanno appiccate, o a unapietra,o a una conchiglia, o a un tocco di legno,

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