Dialogo Primo. 13
ta un impossibile, o un paradosso. L’acquaèmollo pisi pesarne dell' aria. Or come dunquepuò sormontar sopra P alia ? o come l'aria puòsostenerla ?
Non v’ ha cosa, che possa darci un’ idea tan-to giusta dell’esalazioni dell' acque, quantoun giochetto, che soglion fare assai sovente ifanciulli. Stemperano un tantinetto di saponenell’ acqua , e prendono una semplice goccioladi quella saponata con un cannello, dove sof-fiano dentro per farla a poco a poco dilatare, egonfiare . Forman per questo mezzo certipalloncini di vago aspetto, la cui grossezza, ebizzarrìa de’colori risveglia in loro la gioja,e gli applausi. Tutta questa faccendavede-fi chiaramente com’ella va. Il fanciullo cheriduce in figura di fiasco quella gocciola disaponata, v’infonde per lo cannello il suofiato, cioè l’aria scaldata, cui tira da’ suoipolmoni, ed il fuoco, che ha già rarefattaquest’aria, dilata ancor quella, che già fitrova dentro la bolla dell'acqua; onde tut-ta quest’aria disciolta, sospinta, ed aumen-tata dal fiato del fanciullo, che dura a sof-fiare , sparpaglia le parti pisi grosse, in cui «'im-batte, cioè l’acqua, l’olio, e l’altre materiebituminose, ond’è composto il sapone. L'am-biente esteriore resiste da tutte le bande a que-sti sforzi, dal che ne segue, che l’aria inte-riore, ed il fuoco, che trovasi imprigionatodentro la bolla, in vece di proseguire il cammi-no per linea retta, si muoveorbicuiarmente,e forma quel pallone , il cui contorno vienoccupato dall’acqua, e dall’ olio. Queste ma-terie , trovandosi ad un’ ora respinte dall’ aria