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îl respi- rare il chilo dagli umori orassi de’cibi, di cuiro,enu- li nutriscono, ed a portare per tutto il lor cor-trimen- pò non meno il langue, che il necessario sosten-todegli tarnento di tutte le parti. Ma questo caloreammali. non opera, se non per mezzo dell’aria. L’ariaè lo strumento amiìiario del fuoco, ed il fuocosenza di essa non può far nulla. Il che è tantovero, quanto che , mancandogli l’aria, tostos’estingue. La nostra manohainsèmedelìmail principio dei moto, ma quando la mano vuolconficcar qualche chiodo, ti ferve dell’ajutod’un martello, e con elio battendolo, lo faentrare dovunque gli piace. Questo martelloriceve dalla mano tutta la forza del propriomoto : ma non per tanto la mano senza di estànon può far nulla •• poiché battendolo da sé so-la, perderebbe tutta la lena, o veramente sisbranerebbe . Or cosi appunto succede nel casonostro. li fuoco, che esiste in tutti i corpi de-gli animali, unico alla materia eterea quivi en-tto disseminata, è i’origine primi ti va'del mo-to, che separa il chilo, e gli altri sughi più pu-ri dalle fecce, che spigne degli umori nutri-tivi insieme col sangue in tutte quante le parti,e sì le fortifica, e che finalmente collega tuttequesti parti per mezzo di varj lali, quasi viconficcaste altrettanti chiodi., li fuoco perònon produce nissuno di questi effetti immedia-tamente , nè di per sé. Si ferve dell’ istrumentodell’aria , sciorinandola con violenza, ognisuo colpo fa buona breccia. Che se l’aria rare-fatta dal fuoco non pefietra checché le li paradinanzi, gli dà le non altro la spinta. L’ariadilatata occupa certamente più spazio, cheprima di rarefarli non occupava. E’dunque
sor-