Dialogo Primo. 31
>!«■ di Palermo. Poche onced’ aria, e di salnitroani rinchiuse dentro un cannone han data la spinta'or alle palle, per cui son morti issofatto il Mare-sciallo di Berwic, ediTurenna. Orsel’ener-'twi già d’un poco d’aria rarefatta, e sciattata è ba-imi fievole a metter tutta a soqquadro la natura,muli quanto ammirabile dovrà essere Iadisposizio-»li ne, eia manifattura di quelle molle, che sd-ii» dio ha riposte in quest’ aria ì
ili)! Queste medesime molle sono T origine della Lavg e _
hi vegetazione, e del crescimento delle piante , ta a J^j e "usi. e degli animali. L’aria «'insinua dentro le pian- dellelili, te, o sia, eh'ella vi penetri per certi canali, piante ^pili che il famoso Malpighi v’ha discoperti, e eh’
,ck egli chiama trachee, o spiraceli, olia, ch’el-« la v’entri pe’pori delle barbe, della scorza, oah' delle soglie, o sia finalmente, che vi s’intru-soti da insieme coll’acqua , la quale non corre mai», senza l’a juto dell’aria, ricevendo dalla mede-
rà situa la sua fluidità. Pervenuta quest’ aria nell’interior delle piante, resta lì senza moto, fin-iti tantoché la freddura del verno la tien compres-oli, sa, o legata. Al ritorno della primavera il ca-N lore del Sole la scioglie, la rarefà, e la metteeoli in moto . Agitandosi 1’ aria, s’ agitano purlei anche que’sali, e quegli umori , che vi sonM dentro . Sopravenendo la state , 1’ eccessivai caldura la rarefà fuor di modo, le toglie la sua* attività, e sì la pianta languisce . Sopprag-» giugne finalmente una pioggia benigna, il cuisol. fresco le riporta de’ nutrimenti giovevoli, ed( un’aria più costipata, la quale poi dilatando-ci fi, rimette la pianta in succhio, e la ravviva,ki Quanto agli animali parrebbe, che il loroc interno calore potete' essere sufficiente a sepa-rare
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