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Tomo sesto.
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Equili-brio del-la pres-sione edellamolladell' a-ria.

34 V A R I A.

ne, eia dilatazione del cuore, la comunicairione dell’ arterie, e delle vene, la distribuzio-ne del sangue, e la traspirazione degli umorisuperflui. Basti a noi di sapere, che la cagioneimmediata di questi effètti si prodigiosi altronon è, che la rarefazione di alcune particelled’aria, continuamente rinnovate.

L’ammirabile azion del respiro c’invita adosservale un' altra maraviglia , che va con-giunta con esso , e che, quantunque risalti intutte le parti della natura, in niuna però spic-ca tanto, quanto ne’nostri corpi. Questa ma-raviglia consiste nell'equilibrio, che si ravvisanella pressione d’una mole d’aria disorbitan-te , e nella tensione d’una piccola porzioncel-la della medesima aria, che alla forza della pre-detta pressura resiste. Per far capire il mio sen-timento con più facilità, mi servirò d’un esem-pio. Ponendoti una guastada vota, e schiac-ciata a diacere sul suolo, parrebbe, che il pe-so dell' aria esterna, che gravita sopra di essa,e che equiponderaa trentadue piedi d’acqua,ciascun de'quali pesa parecchie libbre, doves-se spezzarla. Ma egli non succede così. L’aria,che e dentro la boccia, (o turata, o sturata,eh’ ella si sia ) resiste colla sua forza di molla al-la violenza dell’aria esteriore , ed impediscecon altrettanta energia la frattura del vetro,con quanta 1* ambiente esterno fa forza perromperlo. E che sìa la verità , provisi a ficcardentro il collo di questa guastada una siringa,il cui stantuffo le tolga l’aria, ecco ceffata laresistenza, che dianzi sosteneva il contorno delvetro contro la pressione dell’aria esteriore ,edecco, che la guastada li rompe. Ma non cosi

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