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Dialogo Secondo. Si
rena bianca, c mettendosi a fondere nelle for-naci, servono a far il vetro, eh’è quanto direun de’mobili più necessari e più utili, che ab-bia potuto inventare fumana industria.il fuococon sublimare tutte queste parti naturalmentedure, ed inflessibili, le purifica, e ne distaccaciò, che fra loro si trova d’eterogeneo, e suc-cessivamente dileguandosi, le lascia t cadere aterra tutte ammassate, e strettamente incastra-te l’une nell’ altre , sicché né i liquori né l'ariagrossa le possono trapassare. Ma la luce , cheè incomparabilmente più sottile dell’aria, vitrova un’infinità di meati, e di varchi, lascia-tivi positivamente dal fuoco, nell’attra versa-re queste materie per linea retta.
Cav. 11 fuoco, per quant’io vedo, cagio-na nel sale un’alterazione ben stravagante .
Lascia in essere le sue parti sostanziali, e dàloro una forma affatto diversa. I sali per avan-ti erano accomodati, e disposti ad entrare nel-la composizione di tutti i corpi; ma poiché!fuoco gii ha vetrificati, diventan si disadatti,che né il fuoco né l’aria son più capaci di por-li in moto, né posson più collegati! con alcuncorpo.
Prior. E pure in questa pasta di vetro, ap- Divertepatentemente si rozza, e si inutile, ravviso wanifar,la gran sorgente, e l’infinita fecondità dellemire d’Iddio in tutte le sue opere. Dislem- yg t ' ropera fi questa pasta dentro una fornace a for-za di fuoco gagliardo, vi si instai’estremi-tà d’una canna di ferro, e se ne trae unapiccola porzioncella tutta infocata. Poscia lisoffia per entro la canna, ed il vetro (le dicui parti vengono sostenute, e rese tornatiliTomo VI. F dal