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Tomo sesto.
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Dialogo Secondo. §7

bj» forme, spianandola con un grosso subbio di get-to, che posa con ambo le sue estremitadi su’sopraddetti quadrati.

'«i Necessaria quanto mai dir si possa è la cir-à conspezione, che vuole aversi nelle manifat-Bfi ture del vetro, ( se non si vuole, che vadanoAi tutte in pezzi) di non lasciarle citeriormente!» freddare, mentrechè la lor palla interiore èIte tuttavia liquida, o se non altro rovente. Siil» tengono adunque per qualche tempo vicino ate un fuoco , che vada insensibilmente, e a gra-mi! do a grado mancando, ed allora le loro partich raffreddandosi ugualmente per tutto, si costi-si!® pano, e si collegano ugualmente per tutto.fili Ma se le parti esteriori venissero pel contattofflis dell’ aria fredda subitamente a indurirsi, meli-mi tre che il fuoco si trova ancor concentratopreci; nelle interiori , nello scappar questo fuocobìii, pe’ pori del vetro, o nel costiparli là dentro,fc per non aver tanta possa da venir fuori ,iîs vi lascerebbe un vacuo incapace di resisterei,i alla pressione dell'aria esteriore , la qualeo,I: colle lue molle spezzerebbe in un attimo ille composto.

Gì: Cav, Attese queste premesse , mi par di

«il potere spiegare come si rompa la lacrimaài batavica, che voi medesimo alcune volte m’{,» avete fatta mandar in polvere, allorché lerompeva la coda. Questa lacrimasti vetro,lili venendo gettata ancor rovente nel!' acqua fred-jji da, indurisce tutt’ in un tratto al di fuori, e. s iiio resta di per di dentro infocata. Dileguandosiili® questo fuoco interiore vi lascia un vacuo : edi se la pressione dell’ aria esterna non la spezza ,0 ciò certamente addiviene , perché la suaBKi F 4 io-

La la-crimabatavi-ca*