Band 
Tomo sesto.
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116
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Le mac-chie de’diaman-ti.

CO ve

gemmar.

OriZ.

îitf Le Cave.

Di questa ragione fi può dire, che siano tuttete gemme, o pietre preziose. Le gemme tro-vatisi per ordinario intimamente riposte tra gliscrepoli, e cupi seni delle rupi, dovei’acquaa malo stento può portare altre materie fuor-ché dell’ arene, e de’sali , qualche goccettad’aspalto, e qualche volta per accidente alcu-ne particelle di minerali. Or questi gomitolet-ti di materie diverse, a poco a poco abbioscian-do, e indurendosi, formano delle pietre didifferente natura. Se v’ ha dell’ argilla o del li-mo , la pietra quinci formata è opaca; sev’èmischiata qualche scaglietta eforo o d’argento,.la pietra vien picchiettata di vene d’oro, od’argento. Se poil’aspalto, od il zolfo collegain este, coll’aiuto del sale, de’ granellin! disabbia , puri , brillanti , ed omogenei , lapietra non è più opaca, ma trasparente. Se gliangoli, e le faccette di questi granellin! si com-baciano a pelo a pelo , di modo che i più minu-ti riempiano esattamente tutti gl’intervalli de’più grossi, la pietra resta senza difetto: ma sefra gli spigoli, e le faccette d’un granello si tro-va un vacuo, questo vacuo, per piccolo chesia, diviene un neo, che trasfigura la sua bel-lezza, e falla cadere di prezzo. Molto più poivien a scemare di credito, se questa sabbia siacollegatacon qualche altra materia eterogenea.

Si disse poc’anzi ,che la sabbia è per se stessaun cristallo .Questo cristallo però non è semprebianco. A rimirarlo col microscopio , se nediscuopre del verde, e del rosso: e questa for-se è la cagione fondamentale della diversità de’colori, che siravvisanellegioie. (a) L’eru-ditifììmo Boyle, attesta d’aver inteso da an ce-lebre