Band 
Tomo sesto.
Seite
129
JPEG-Download
 

to

«!i|

kr»

Dialogo Terzo. 129

di questa pietra, e le attribuirono il nome dicorno d’Ammone.

Cav. Se la filosofia va spogliando cosi tuttequeste pietre delle loro virtù, abbiam motivodi dolerci della sua malignità, e di dire, chee impoverisce un po’ troppo.

Vrior. Anzi ci arricchisce in due modi: pri-ma col discoprirci le loro virtù positive, e se-condariamente col manifestarci l’inutilità del-le immaginarie, consigliandoci nel tempo stes-so a non lasciarci gabbare.

Cav. Ditemi ora che cosa sia quesl’ altra pie-tra , che rappresenta la figura d’un dito, se nonche è più lunga, ed alquanto più aguzza.

Vrior. Ve ne sono delle più grosse : ma hoscelto questa, per esser più comoda a portarsi insaccoccia. (Questa pietra si credeva una voltaesser la gorbia della saetta, o del fulmine, checade dal Cielo. In oggi però si tiene quasi percerto, eh’ella sia un qualche dente di mostromarino. Qual sia questo mostro non s’è per an-che scoperto : forse avverrà, che si scopra, comes’è fatto del corno d’Ammone. Di queste pietreve n’ha di cento maniere, e tutte alquanto di-verse dal nostro nau lilo. Può essere , che si tro-vino dell’altre spezie di nautili, o di conchi-glie consimili, le quali alberghino in altrespiagge, o veramente nel fondo del mare.

Mirate quelt’altre pietre, che son convessedi perdi fuori, e concave di per di sotto. Tut-te s’assomigliano grandemente a’ denti, cheh distaccan dalla mascella del pesce lupo, edil bel lustro, che in lor si ravvisa par che siaquello smalto, onde il dente dell’animale erauna volta fasciato («)

Tomo TI. I Cav.

Le cornad’ Am-inone . J

I Datti-li.

II Dentepietrifi-cato d’un mo-stro ma-rino,cre-duto lagorbia, afrecciadel fui,mine.

Le che-loniti.CO V.Philoso-ph.tran-lact. a-bri g’d byLow-thorp-

I