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Tomo sesto.
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ìjj Le Cave,

di corpi naturali. Ma que’castelli rovinati, e <quelle tirate di macchie, o boschetti intieri, ,df Firen- a no * P ar ài vedere su certi pezzi di pietra )

ZS t odi marmo, che li trovano presto Firenze, ed èaltrove, e che si puliscono, e si lustrano, per limetterli nelle gallerie, son tutte cose ideali, co mere illusioni della nostra immaginativa.Queste figure son simili a quelli spettri, che la j>persona si divisa di scorgere nelle nuvole , odi pia quegli alberi j che il diaccinolo forma appa- %rentementc nelle nostre invetriate. Ugnete t

con un poco d’olio due lastre di marmo, benfi- «sce, e stropicciatele insieme , l’arianel dilata- kre quell’ olio v’ impronterà sicuramente la figu- Crad’un bosco, o d’un arboscello : ma non vi 4troverete nèfoglie, nèfrutte distinte, e par-, mticolari. Così appresso a poco fa l’acqua nellospandersi a caso sur una materia, da lei colora- 11;ta, e pietrificata. ut

Per formare la pietra di Firenze, basta chemolti piccoli pezzetti di gesso, rotondi, qua- tiìdrati, triangolari, o d’altra figura, sieno ca- ptduri sopra un letto di terra, mista di ghiaja, e fedi limo . Venendo poi ogni cosa a petrificar- ^si insieme, e a colorarsi per vitriuolo , o cina- pibro, oaltra tinta , chef acqua vi porta, cer- jjta cosa è, che tagliandosi una di queste pietre, avi si debbon trovare tutti que’pezzettini di si- hnopiacapovoltati, o bizzarramente dispersi, fo

a guisa d’una fabbrica diroccata. Fate, che | eil lapidario prenda a segarla, e situarla in ma-? { cniera, che le apparenti fabbriche diroccate re- ^sìin da bastò, e che ai di sopra si veda uno, ^spazio liscio, irregolarmente chiazzato di al, 2icune vene di differenti colori ; subito vi parrq |

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