Dialogo Terzo. 143A» in vedere, che tante persone pie, le quali a-®i mano di far del bene, non si sian mai divisatedi formare della colletta di molti lasciti un ca-tini pitale, destinato a far dé’condótti, che meni-ifté no dell’ acque sane nelle Cittàche ne patisco-no carestia ^ 0 â governare le strade pubbliche ,li il dovunque pòrta il bisogno; non essendovi co-lsi fa piùcòtìforme alla religione che provvederetii, alla necessità del comune i .
»! Cav.Vi giuro, Signor Priore, che se mai| 4 ( si formerà una fraternità sopra le restaurazio-ni ni delle pubbliche strade, io farcii primo aiti,, promuovere questa grasid’òpera di carità -j5: Prior. Abbiamo già veduto j che,le pietre
îà conglutinate , e ammassate fune sull’aitre fer-ii) vono àd apprestarci un albergo, non men fica-ie ro ché sano. Abbiamo ancora osservato, cheilii; le medesime distribuite a suolo a suolo perter-Éc ra, servono a consolidare le strade j ed ad ac-Ij; celerarei continui trasporti si delle merci ^ co- .
me delle persone, che han da passare da un Juó- ^'utilitài; go ali’altro. Resta ora ad esaminare un’altràt ; 1!r notabilissima utilità, che in noi ridonda per jq g ne(f S parte loro, mentre troviamo iti queste pie- della me-ne tre una materia proporzionata a decorare^ desìma.jji; e conservare quasi in eterno la memoria de- Le memoD; gli uomini illustri j e degli avvenimenti più * ntl .‘k singolari. . , . . . , àj«
Vaglia la verità, le pietre e 1 metalli ciban marmo,conservata la storia universale del mondo. Vi odin pie-di fi leggono tuttavia i nomi, e vi si scorgon!’ tra.jj; effigie, e T imprese de’ Principi, che son viso secolon-j, su ti quasi due mila anni prima di noi. Il "qp fâbronzo fonduto, ed il marmo più duro mo- le raec j’ a .destati dallo scalpello desto scultore, prendono giganti
en- che.