AbussodeMâscultu-ra .
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entratnbo la forma, or d’Alessandro, ordìSocrate, or di Cesare, or di Virgilio, ord’E*rasino, or di Carlo quinto, or di Luigi il gran-de, ed or di Cartesio il filosofo. Noi possiamoper questo mezzo richiamar dalla tomba, e farrivivere a tempi nostri i più politici, e più fa-mosi statisti deU’ ? antichità ; mostrare a dito gliEroi, che noi prendiamo a imitare .* rimirarei lor volti, i lor tratti, le loro prodezze, edaver sempre dinanzi agli occhi degli esemplarigiovevoli, o degli specchi luminosi, a cui po-terci affissare. Perquestofineè stata inventa-ta, e abbracciata con tanta voga sarte dellascultura. Ma ho vergogna de’ corrotti, e vitu-perevoli costumi de’ tempi nostri ! A riservade’sacri Templi, dove la scultura viene im-piegata tuttavia a quel fine, per cui fu da prin-cipio stabilita e promossa, quasi per tutto se n’è pervertito ( non so per quale fatalità )1’usalaudevole, ond’era diretta.
Allorch’io entro in'un verziere, ed il vedoadorno di cento statue, non ho motivo di cre-dere , che fi sia mesto in opera un preziosissimomarmo, né che si sia impiegata la mano d’un.eccellente scultore, per non istruirmi di cosaalcuna. M’accosto con bramosia alla prima fi-gura , che mi si para dinanzi, e dopo aver mu-linato per qualche tempo col mio cervello perrinvenirne il mistero, mi viene in mente,chesi è preteso di rappresentarmi il pastor Cefalocol suo cane ILelape : oggetti, a dir vero, mol-to poco degni de’miei riflessi. Ma non mag-giore è il costrutto, che per me si ricava dalraffigurare la ninfa Procri, che va tirando con.V*ggiadria un dardo del suo turcasso, per far-ne