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Tomo sesto.
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AbussodeMâscultu-ra .

144 L B Cave.

entratnbo la forma, or dAlessandro, ordìSocrate, or di Cesare, or di Virgilio, ordE*rasino, or di Carlo quinto, or di Luigi il gran-de, ed or di Cartesio il filosofo. Noi possiamoper questo mezzo richiamar dalla tomba, e farrivivere a tempi nostri i più politici, e più fa-mosi statisti deU ? antichità ; mostrare a dito gliEroi, che noi prendiamo a imitare .* rimirarei lor volti, i lor tratti, le loro prodezze, edaver sempre dinanzi agli occhi degli esemplarigiovevoli, o degli specchi luminosi, a cui po-terci affissare. Perquestofineè stata inventa-ta, e abbracciata con tanta voga sarte dellascultura. Ma ho vergogna de corrotti, e vitu-perevoli costumi de tempi nostri ! A riservadesacri Templi, dove la scultura viene im-piegata tuttavia a quel fine, per cui fu da prin-cipio stabilita e promossa, quasi per tutto se nè pervertito ( non so per quale fatalità )1usalaudevole, ondera diretta.

Allorchio entro in'un verziere, ed il vedoadorno di cento statue, non ho motivo di cre-dere , che fi sia mesto in opera un preziosissimomarmo, che si sia impiegata la mano dun.eccellente scultore, per non istruirmi di cosaalcuna. Maccosto con bramosia alla prima fi-gura , che mi si para dinanzi, e dopo aver mu-linato per qualche tempo col mio cervello perrinvenirne il mistero, mi viene in mente,chesi è preteso di rappresentarmi il pastor Cefalocol suo cane ILelape : oggetti, a dir vero, mol-to poco degni demiei riflessi. Ma non mag-giore è il costrutto, che per me si ricava dalraffigurare la ninfa Procri, che va tirando con.V*ggiadria un dardo del suo turcasso, per far-ne