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Tomo sesto.
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della scultura e pittura possono apprendere làManiera di ben scolpire», e dipingere. Questipreziosi modelli dovrebbon sempre tenersi da-vanti a gli occhi. Ella è però una spezie di ser-vitù troppogretta, il contentarsi di non far al-tro, che copie. Bisogna imitarli in quélla gui-sa medesima, che Y Ariosto , e ’l Petrarcahanno imitato il poema d’Omero, e l’Odi d’Orazio. StudiandoiGreci e i Latini, per im-parare la lor maniera dì comporre -, non hannoscritto nò in Greco, nèin Latino, nè han ri-copiato passo per passo i foro scritti. Han con-cepite col lor talento delle idee tutte nuove,ed han prodotti de’ parti non più veduti. Cosìdovrebbon far gli scultori ei pittori, e non ri-petere eternamente i simulacri d’Apollo, e diDiana, d* Ercole, e di Fauno, di Giove e diSemele, di Proserpim è di Fiutone, è simili,la di cui rimembranza non ci porta alcun frut-to.

Se i Greci non avesserà fatto altro, che rico-piare gli Egizj, l'uniche memorie, che reste-rebbono a’ tempi nostri nel mondo, sarebbondegli Egiziani. Ma imitando e perfezionandole memorie lasciate dagli Egiziani, fi divisaro-no di dover rappresentare, e mostrare a tutti ipopoli delia Grecia le sloriedella lor patria. Iloro portici, i lor passeggi, c le loro pubblichepiazze erano tutte piene di statue di valorosiguerrieri, di governatori pacifici, di legisla-tori prudenti, di filosofi , d'oratori, d’archi-tetti, di pittori , è d’altri soggetti famosi . Sidiceva, nel paleggiare per Una loggia : eccoSolone; ecco Dracene, ecco Arislotile ; eccoil tal fonditore,' ecco il tal soldato. Ciascun