Dialogo Quarto» 155ââs de, e riempie tutta la fossa. Quivi, nel rap-atiti pigliarsi, acquista una forma triangolare, cheàtîr porta il nome di verga, ed il cui peso può a-R fcendere ora a dodici, ora a sedici, ed ora atjà diciotto centinaia di libbre. Coll’aiuto d’al-■î» . puoi fubbj di legno [si fa rotolar questa verga«1 lunga e stretta alla volta d'un certo fornello,
1 * che per esser destinato a raffinare i metalli ,
«1: può chiamarsi raffinatoio. Si presenta alla boc- .
ilfc ca del sopraddetto fornello l’estremità della®: verga, la'q naie infuocandosi, e roventandosi,
pon diventa pisi liquida, come prima, ma ben-» si tenera come una pasta . I lavoranti a forza
,fc di certi ordigni di ferro rammassano, e poi ne* distaccano un tocco di qualche sessanta libbre,
ti gramolandolo, o percuotendolo con piccoliijfé martelli, per collsgarne tutte le parti, e con-, solidario » Quindi Io tornano a roventare nel *l),i raffìnatojo, e successivamente il strascinano
ne sur una carriuola di ferro al tormento dello
if stragrande martello , il cui peso oltrepassa
oii secento libbre, ed i cui colpi rimbombano
é,t più d’una lega da lungi. Questo trasmisu- tel ® a
(fa rato martello viene alzato , e abbassato so- p Ur g aFS
ifei pra la massa del ferro per via d'una ruota ji ferro
*,1! sospinta con energia dalla corrente dell’ ac- dalla
qua, e si percuotendo la detta massa coti scoria,jjjB gran veemenza, le fa prender la forma d’u-1 to ma lunga striscia quadrata.
Hit Fr/or. Dipesi , che alle tremende percossedi quel pesante martello si risvegli ognimenoma particella di tutta la massa ; cheIdi,; scappi suora la terracalcinata con tutte te sco-rie, e recrcmenti, che vi fi trovano incorpp-E rati ; che «'appianino le cellette in seriori ;che lìli, miri