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Dialogo Quarto. 157
stieci, da'quali non può nettarsi, se non si fapassare, prima sotto il martello, e poi pel eroe- Quantaduolo deifaffinacoio, e susseguentemente pel co( “. *ì afornello della fucina. Fra questi differenti mar- Jj'lfbbreîorj diminuisce alquanto di mole, e cala uq f erraterzo di peso ? ond’è, che di mille cinquecen- fonduto,to libbre di ferro fonduto non ne restan che e purga-tnille sole di ferro netto. Attesa questa distai- tQfta, e computate in appresso le spese degli affi-natoti, de’battitori, del carbone, e del man-tenimento dell’affinatoio, e della fucina, lequali montano a quaranfacinque, o quaranta-sei lire, un migliaio di ferro, p'he non costavaal padrone più di sessanta lire di spesa, beli'èfonduto, viene a costar quando è netto, primadi lavorarlo , almeno almeno cento sei lire.
Vrior. Avreste forse intenzione di drizzareun giorno una fonderia nelle vostre foreste ?
Cav, Ghisa! Mi vien detto per cosa certa,che una tale intrapresa porta un buon utile,spezialmente quando una cordasi) di legttecosta manco di quattro lire,
Prior. Prima di venire a una sì fatta delibera-zione bisogna maturarla con gran diligenza:concioffiachè l'eccessi vo consumo delle legtte,che si fa in qna sola fonderia, può riuscire d’aggravio a tutto quanto un paese. Ma la no-tizia di tutte queste particolarità può portaredegli altri vantaggi. Il ferro è una mercanziasì bisognevole, e sì usuale, che mette conto sa-per-
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Ulta corda di legtte è una catasta d’ottoitili piè di larghezza, e di quattro d’altezza, con tre
§ e mezzo di lunghezza . Questa misura varia sei
consto i paesi ,