Dialogo Quarto. 16;
Cav. Ammiro la destrezza di quest’acqua,che trae a sé tutto quanto l’argento, e lasciastar tutto l’oro con una fedeltà impareggiabi-le . Ma che? Per raffinare un marco d’ oro , fidovran sempre sacrificare due, o tre marchi d'argento ? Questi son già confuti coll acquaforte; eccoli dunque perduti.
Prior. Pian piano , Signor Cavaliere. Spavrete un po’di pazienza, non ne perderemonemmeno un grano : anzi per questo mezzo iltroveremo tuttoquanto raffinato, e ridotto al-la sua ultima perfezione . Si prende tutta quell'acqua forte, dove 1' argento s’è incorporato , elì versa in un catino di terra, e vi si aggiugneuna dose d’ acqua di fonte , fette otto voltemaggiore, che non è l’acqua forte. Poscia simetton dentro il catino tre o quattro verghe dirame, e si separa con esse 1’ argento dal l’acquaforte. Io non so qual simpatia pose’aver l’acquaforte col rame. Il fatto si è, che quest'acquaabbandona l’argento, e s’attacca subito al rame.Infermine di ventiquattr’ore ildiscioglie, ese l’incorpora di tal maniera, che non si distin-gue dall’acqua forte . L'argento, trovandosidalla medesima abbandonato, cala a basso inminuzzoli, e s’aduna nel fondo del catino aguisa d’un monticello di cenere. Or queste ce-neri , riposte dentro il crogiuolo , diventano unargento sì perfetto, e sì puro, che più non puòessere. Questa è una vera resurrezione . L’ ar-gento risuscita dalle sue ceneri, e risuscita piùvigoroso e più bello, che prima non era.
Cav. S’io dovessi dolermi della campagna,altro motivo non troverei, che il non esser-vi un’oreficeria, dove potere alila più breveL 3 ocu-
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