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Tomo sesto.
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170
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Rime-dio so-pra ilmarcqdell’oro,e dell’ar-gento.

170 Le Miniere

vori, secondo la lor professione. Il discapito,cheavrebbono a fonder le monete d’un marco in-feriore, per farne de’lavorii d’oropuro, od’argento di coppella, li rimuove della tentazio-ne di disfar le monete; la qual cosa sarebbe ca-pace di rovinare il cambio delle medelnneperJa rarità delle spezie.

Maio prescrivendo delle leggi severe controgli orefici, per obbligarli a spacciare oro fino,e contro i monetieri, per isforzarli, dopo ilraffinamento, eia fabbrica d’unaquantità dimonete di varie leghe, di render tanto per sor-ta , del tal peso , e del tal marco , si è osserva-to , che gli orefici non potevano in verun modocampare. Imperciocché tra’l discapito di quelpoco d’oro, e d’argento, che si disperde nel la-vorarlo, e tra quel poco, che sempre resta trala forfora 0 scoria , la somma viene a scemarenotabilmente. Perla qual cosa fi è giudicatoconvenevole d’usare con essi qualche equità, edi non condannarli come contravventori,qua-lora la finezza, ed il peso non degradassero rjo-tabilmente dal marco prefisso : ed affinchè 1'indulgenza non diventasse un abuso, si è stabi-lito fin a che termine debba estendersi una taltolleranza . Così un battiloro, che dia dell'ar-gento d'undici danari , e diciotto grani, nonti giudica reo di contravvenzione alla legge,quantunque per arrivare a' ventiquattro grani,o al marco di dodici danari, vi manchino là seigrani, equa un danaro. Questa indulgenza,che volgarmente chiamasi aggio, serve per ri-parar l’argentiere da un,discapito inevitabile.Due sorte d’aggi vi sono. Uno riguarda il mar-co, e l’al troll peso. Il primo si chiama rime-

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