Dialogo Quarto'; 173
re una materia sì perfetta, e si incorruttibile,per convertirla in monete, e per provvederlicol cambio delle medesime tutto il lor biso-gnevole . Prima che s’arrivasse a scoprire que-llo prezioso metallo il qual si stava inutilmentesepolto nel sen delia terra, si sosteneva il traf-fico col barattare le merci. Si dava or del vinoper avere dell'olio, e or del tormento per pro-cacciarsi delfino : né si poteva scambiare ve-runa merce, qualora al proprietario non fossesoperchia , Ma questa manierasti negoziare erasottoposta a mille grandissimi inconvenienti.Potea darsi il caso, che due nazioni, 0 due po-poli confinanti noq avessero, se non le medesi-me cose : e quando ancora le produzioni dellelor terre sosterò state diverse, era molto diffi-cile il compensare il prezzo dell’una col valoredell’ altra. L’inti igo era grande ne’ cambj gros-si, est il traffico si rendeva impossibile ne'barat-ti minuti : sicché conveniva privarsi di moltee molte comodità, per non avere appunto quelcapo, che potea bisognare a chi n’ era provvi-sto. L’oro ali'incontro, per la sua purità, perla sua flessibilità, per l’attitudine ad ogni sortadi lavorìi, e finalmente perla sua incorrutti-bilità su giudicato generalmente da tutti i po-poli , uno stromento più acconcio d’ogni altroa servir di mediatore del comun traffico, e adofferirsi in baratto, per acquistare qualunquespezie di mercanzia. La rarità di questo pre-zioso metallo fecešì, che tutti si contentasse-ro di riceverne una tenue porzione per con-traccambio d’una gran quantità d’altre merci.Videro di quanto comodo, e di quanto utilesarebbe stato il potere con poca quantità di
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