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Diaiogo Quarto. 175
della materia gareggia sovente colla leggiadrìadel lavoro. Gli orefici forman di esso mille emille galanterie,parte accomodate, perlalorpicciolezza, alla possibilità de’privati, e par*te, perla loro grandiosità, confacevoli alla ma-gnificenza de’ Sacri Templi, ed alla ricchezzade’Principi. I gioiellieri fan risaltare con essolo splendor delle gemme, la cui bellezza senzaunsi fatto accompagnamento perderebbe tut-to il suo brio* I ricamatoti l’inseriscono mae-strevolmente ne’drappi di seta, e di lana, espesse volte ne adornano i passamani, le srnani-glie, le collane j i guanti, i calzari, ora per darrisalto ad un raso liscio, senza intrecciarvi ve-run ricamo di seta, ed ora per ravvivare i varjcolori di mille sete diverse, artificiosamentedisegnate, e disposte, per rappresentare quaun fiore, là un fratto, quivi una foglia, soa-,veniente agitata dal vento, ed in breve tuttociò, che può fare di vago , e di naturale il pen-nello. GÎ’indoratori fascian con està gli altrimetalli, il corame, il legname, le pietre, lesoffitte, le mura, le volte de’palagi} e le cu-pole delle Chiese.
Cav. L’oro vien applicato su certe materie,che sono affatto eterogenee, o d’una natura to-talmente diversa da quella deismo. Or comemai, stando esposto all’inclemenza delsaria, vilì mantiene per anni anni, senza alterarsi ?
Pr'tor. Ciò diriva dalla sua naturale incorrut-tibilità, e dalla mano industriosa deli’ indora-tore , che sa applicacelo tenacemente.
Cav. E poi non volete, ch’io mi lamenti del-la campagna. Dov’è qua un indoratore, al qua-le possa accostarmi per vedere cogli occhi pro-pri queste belle operazioni ? Prior.
V orefi-ceria .
L’ artede’ gio-iellieri .
L* artedistrica-mo d’o-ro,d’ar-gento ,edi seta.
V artedegl’in-dorato-ri .