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Tomo sesto.
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177
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Dialogo Quartg, 177inette questo vaso sor un treppiede diserro alfuoco vivo, per farne sfumare tutto ii mercu-rio ; e Toro, che ti trovava incorporato nell’argento vivo, rimanti tenacemente appiccatoalla superficie del vaso. Se gli dà finalmenteuna leggiera tintura di color rodo, la qual gliaggiugne vivezza e gli fa prendere il nome divernice, od’oro brunito.

Quando l’indoratore li ferve d’oro battuto,cioè doro ridotto in foglia, se la materia, eh’ei prende a indorare, ha da starai coperto, ledà diverse mani di colla, e di tinta, e posciavi soprappone la foglia dell’oro, Masel’indo-ratura dee stare ali’ aria scoperta, v’impiastrasopra di molti suoli di tinta, e d’olio, tolto daque’vasetti, ove i pittori forbiscono il lor pen-nelli.

Cav. Mi faceste poc*anzi osservare, che Id-dio ci dava Toro con economia. Ma stento acredere, che ciò sia vero : mentre vedo, chetutto’l dì s’indorano mille cose, nèl’orovienmai a fine,

Prior. Tra l’altre prerogative, che Iddio ha La facî-date a questo raro metallo, gli ha accordata an- Iitk,cliecor quella di poterli aflòttigìiare e distendere in 6 trovatenuissime sfoglie, tantoché una piccola lamad’oro è capace di ricoprire un’ampissima super- of 0 iarlfide. Cosi ha voluto ad un’ora, chela mate-ria foste sempre pregevole perla sua rarità, eche l’uomo poteste con està adornare diffusa-mente la propria stanza, come se fosse comune.

I battilori fan tirare questo metallo ad unasottigliezza si portentosa, che il fatto avrebbe f ° S ' ia *dell’incredibile se non si vedesse cogli oc-chi proprj. Ma non vogliamo attribuire allaTomo VI. M loro