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Tomo sesto.
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Le M i n, i è r. e .

sorta di galanterie. E siccome si trova in essoaccoppiata alla docilità , per cui s’ adatta a tut-te le forme, la stabilità, per cui resiste alla rug-gine e al tempo, cosisene fanno delle lampa-ne , delle lumiere, de’candellierì, e de' pie-destasti d’ogni ragione. A motivo di questa suaincorruttibilità gli antichi Romani lo preferi-vano a tutti gli altri metalli * per comporne iportoni de’loro Tempi : e noi pur anche l’ado-periamo sovente per formarne queste magnifi-che balaustrate, checoronanoì letti de’nostriPrincipi, ed i Cori nelle nostre Chiese. L’Eu-ropanon ha forfè in questo genere una manifat-tura, dove si veda accompagnata alla leggia-dria la magnificenza con tanto vezzo, e contanta pompa, con quanta vedonsi campeggia-re queste due rase particolarità nel celebre can-delabro diviso in sette rami, della Badia di S.Remigio di Rems, dove i popoli concorronoda ogni parte per vagheggiarlo, ed il cui pregiosoverchio grande si meritò la censura di S. Ber-

(a)Apo- nardo, (a) •

Guillel Dest' ottone si formano parimente le cornici

Abb.c.i'a de’quadri, le stanghette delle porte, le cer-niere degli scatolini , e tutti i pezzi delle ser-rature saracinescè, tuttoché sieno più in usopressa la nazione Alemanna, che presso noi.Ma che dirò de’cortipassi, de’quadranti, de-gli squadri, delle stecche , e de’traguardi geo-metrici' 1 Che deste sfere armillari, delle bus-sole, degli astrolabi, de’ mappamondi, e ditutti gli altri strumenti geografici, ed astrono-mici ? Che finalmente delle girelle, delle ruo-te, e di tutti gli ordigni degli oriuolai ? La ma-teria di tutte queste manifatture non è altro,

che