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Tomo sesto.
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Dialogo Quarto: 191

che ottone. Da quest’ ultimo esempio argo-mentate quanto sia grande l’eccellenza di que-sto metallo. Due otreonce d’ottone con po-chi rocchetti d’acciaio formano dentro una pic-cola cassettina, niente più fonda d’un dito, eniente più larga di due, una congerie di dugen-to diversi ordigni, da cui ne risulta un orolo-gio da tasca, che batte l’ore, detto comune-mente di ripetizione * dove i denti quasi invi-sibili di quelle minutistime, e sottililììme ruo-te , tuttoché vengano incessantemente fregatie agitati dagli accennati rocchetti di duro ac-ciaio, ciò non ostante camminano giorno enotte senza rompersi mai, e durano una sessan-tina , o un’ ottantina d’anni a servirci puntual-mente nella mostra e nel suono dell’ore, sen-za consumarsi , e senza interrompere un solmomento il lor corso, ed avviso.

Se poi si prenda a mescolare una dose di ramecon un’egual dose d’ottone, ne risulta un com-posto di nuovo metallo, che porta il nome di j, roBbronzo, destinato ad eternar la memoria degli zo .uomini illustri, e degli avvenimenti più segna-lati . Si vedono tuttavia delle impronte quali-ficate in certe girelle orbiculari di questo me-tallo, che anticamente correvano per mone-te , e che a lungo andare han preso il nome dimedaglie, principale ornamento delle galleriede’curiosi. La serie di queste erudite girelleî-enieda-aiuta lo studio della storia molto più, che i li- A/onetsbri stessi non fanno, mentre pone dinanzi agli ant j c j, e<occhi con un ordine maraviglioso le preteriteoperazioni . Vi si legge regolarmente tuttociò, eh’è accaduto di mano in mano ne’secolipiù remoti, e ciò, eh’ è seguito ne’ più moder-