2O2 Le Miniere.
ra. Egli ha voluto, che là si generis oro, quànasca 1’ argento, quinci fi cavin le pietre,quindi si traggan le gemme, colà germogli unapianta, costà maturin le uve, e cosi andatediscorrendo di tutte le produzioni della terra.Ma se l’uomo fosse dotato di tanta sapienza,on-de potesse a suo talento formare i metalli, legemme, le frutte , renderebbe comuni le cosepiù rare, tuttoché manco bisognevoli, e ren-derebbe rare le più vili, tuttoché necessarie.Accozzerebbe i principi, che formano il vino,nè vorrebbe aspettare , che maturassero l'u ve.Tralascerebbe la cultura della terra, e preve-nendo l’operazione della natura si procacce-rebbe in casa propria tutti que’comodi, e tut-te quelle produzioni, che sono affisse a una sta-gione , e ad un clima determinato. Internatonella cognizione del valore della natura, e pa-dron di disporne, venendogli voglia di chec-chessia , non avrebbe pazienza di aspettare,nè il tempo, che lo dà, nè il servigio di chi ilraccoglie. Ed ecco rotti tutti que’ vincoli, checollegano 1’ umana società. La terra sarebbetutta ripiena di filosofi solitari, e concentratiin sè stessi, i quali, trovando tutto a pie pari,non vorrebbon dipender da altri, nè fare , nèricevere alcun servigio da chicchessia. Trovan-dosi ciascuno applicato al proprio interesseparticolare, o affatto immerso nello studio del-la natura, l’uno non avrebbe altrimenti biso-gno dell’ altro, e tutti cesserebbono di soccor-rersi scambievolmente . Non vi sarebbe piùoccasione d' esercitar la giustizia , di servirsidella prudenza, di praticar la misericordia,di valersi della fortezza , nè d’usare a tempo e
luogo