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Della Natura: 215
Il l lt fi le uova , ed i semi , fermiamoci a conferir unirJlV :e piare per un momento ciò, che le reitera- ^
P te sperienze ci han confermato per vero. mata *
’j 1 ;' Tutti gli animali, principiando dal più pie-dallama-% ciolo, e proseguendo fino âì più grande, diri- nieraât van da un germe, che in 5 è medesimo li con- un >s or -lijif teneva, Così le piante germoglian tutte da ^ c °"àt un picco! ieme, in cui trovavansi incorporate petuano[ *ì: ( a ). Se l’animale, nello spuntare alla luce, tutte le
îîk vien suora del germe beli’e formato, e forni- piante,eM gitante alla madre, questa madre li chiama rutti gli.in vivipara. Se poi vien suora dentro un guscio ( a \y al /.‘V duro, e bistondo che da noi dicesi uovo, que- ‘ ani; sta madre porta il nomed’ovipara. Dovea- ài.
,c: do il germe , che sta racchiuso meli’ uovo , dellook persistere alquanto tempo in questo medesi- Spetta-ci:; mo stato, prima di godere la luce, si con- col °-a*;; veniva corredarlo d’una vagina ben forte, edi figura ovata , per ripararlo dalla presisi o-j[E ne, ed inclemenza dell’aria, sinché si fossecoroborato; ma una si fatta precauzione, cheinai nella spezie ovipare non si potea trasandate,vien tralasciata come superflua nelle vivipare.
Psp Qui la diversità medesima dell’operare è unaitti novella riprova dell’unità dell’ operante, iljutj,,; qual proccura di cangiar metodo , qualor si|( j :l cangiano le circostanze , provvedendo nel!'
,/ g ; una e nell’ altra maniera al bisogno , o ali’
'jfj utilità de’suoi parti.
1 La naturale filosofia (a) non è ancor giunta a (a) v.îescoprire, e molto meno a mettere in chiaro Dissert.qual possa essere la cagion positiva ejformale rL! Le-Ì- della fecondità dell’uovo, e dei seme. Si sa so-
Jamente per cosa certa che la fecondità deìl’uo- AmPì evo dipende dai congiugnimentod’ un maschio del Vaì-..; O 4 con lisnieri.