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Tomo sesto.
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214 L’ Uso delio Spettacolo

trettanti Soli, che illuminassero altri pianetiabitati altra illazione non ne verrebe, se nonche Iddio avesse comunicata la sua sapienza, ela sua gloria ad altre creature limili a noi,e che la sua provvidenza li fosse diffusa ne-gli abitanti di ciascuna sfera , come li dif-fonde qui in questa nostra sopra di noi. Manon per questo sarebbe men vero, che ciascu-na delle predette sfere, che con tanta mae-stria, con tanta corrispondenza, e con tant’ordine continuamente camminano, senza dar-si veruno impaccio l’una coll’altra, non fosse-ro uscite da una medesima mano, e regolate daun medesimo direttore. La moltitudine dellefigure in un quadro non impedisce, che questoquadro non sia stato fatto per man d’un solo:eia diversità delle parti, che vengono a com-porre un armonioso concerto, dà sempre me-glio a conoscere {'identità del maestro, che col-le regole maravigliose dell’ intavolatura è statosolo a farlo.

Unitàdi Mai’unità del creatore fi ravvisa ancormag-Dio,'con giormente neH’uniforme figura di tutte le spe-fermata zie degli animali, e delle piante. Perpetuan-daiPuns dosi ciascuna spezie per tanti e tanti secoli cogliforme sì- stessi delineamenti, e colle medesime proprie-cuìTsi 011 ta ^’’ è forza dire, che tutte quante sono statevanno formate sur uno stesso modello : e dall’identitàmoltipli-del loro modello si può agevolmente arguirei’cando unità del loro architetto,tutte le MachediròdelPuniformemaniera, concilispezie tutte queste spezie.sì innumerabili, esìdiver-

ìsimàlL; ^ , 6 vanno sempre multiplicando? Senza fo-cile " fisticare folle opinioni, e folle dispute de’filoso-piante., si, che van cercando, come possano fecondar-si

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