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che di coloro , che non fanno far altro , che Q®mormorare. Nonènègiusto, nè convenevo- <)»le giustificare le operazioni di Dio. Egli non miha bisogno delle nostre apologie. La sua sapien- |sidza, e la sua bontà si manifestano da per tutto; . d®e se in alcune delle sue opere non così chiare ci ! t idcompariscono, ciò diriva dalla cortezza dd jjennostro talento, e non da alcuna mancanza per ®enparte loro. S’è già notato più volte nello fpet- io itacolo della natura, che l’uomo era il fin posi- co f £rivo di tutte l’opere da Dio create, senza ec- i Wcettuare pur quelle, che ne compaiono più no.cevoli . Noi chiamiamo sovente male , ciò , Wche realmente dovrebbe nomarsi bene, eque- tiensto bene mascherato sotto il sembiante di male to,ci dà quasi sempre motivo d’esercitare qualche Tvirtù più laudevole dell' indifferenza, e dell’ o» «zio. Iddio s’è proposto intuito ciò, eh'egli ^ha fatto, d' arricchirci, e insieme insieme di fociesercitarci, o istruirci. Questa verità sì palpa- àbile non ha più bisogno di prove; resta solo, fe r eche noi ci ponghiamo a osservarla. Questa èia mbnostra vera filosofia. Chi pretendesse di rinve- mnire gli occulti arcani della sapienzadiDionel- pi,lo sue opere, faticherebbe invano. Il nostro Wintelletto non ha ali sufficienti per volare tant’alto. L’occhio.d’un piccol verme è capace di piastancarlo; e tutto il rimanente è un abisso,do- chive 1’umano ingegno si perde. Ma non così si può podire della contemplazione della sua infinita vabontà, che ha create per amor nostro tante ma* pioraviglie . Questa contemplazione ci fa dive- ^nir più perfetti ; e se la bontà di Dio è infi- teinit», noi pur possiamo contraccambiarla con Wuna gratitudine, e con un affetto illimitato. x
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