Band 
Tomo sesto.
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235
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Questa illimitazione d’affetto, e di gratitu-dine par che Iddio la richieda da noi conuna bramosia particolare : concioslìachè ,laddove non si è degnato di svelarci ciò ,che condensi di pisi mirabile nella struttu-ra delle sue opere , s" è preso però il pen-siero di darci in esse a conoscere svelata-mente la sua bontà . L’ignoranza della lo-ro interior tessitura ci fa riguardare alcunecose come superflue, ed altre quasi contra-rie alla giustizia. Ma la cognizione dellasua bontà scioglie le nostre difficoltadi , ecorregge i nostri abbagliamenti. Due o treesempj porranno in chiaro il mio sentimen-to .

Tra le spezie de’fiori scempi , la di cui ^ ho»tànecessità ci è già nota , se ne trova una ftj cca 10quantità numerosa di doppj , che non prò- nelleducono verun ferme. A che servono (dirà opere ftaluno ) tanti apparecchi , per formar un che cifiore, che poi non si puore perpetuare? Alcu- sembra-rli botanici osservando , che il fior doppionon è altro, che un complesso di fiori scem- ij )Com Jpi, che s*incorporan l’uno nell’altro nel ve- sorebbo-nire sur un medesimo stelo , han creduto no i fro-di aver fatta una bella scopetta, con prò- « dop-palare , che i fiori doppj son mostri . Ma kl-chi può ascoltar senza riso una sì fattaproposizione? Vaglia la verità, non fi tro-va nulla di mostruoso in un giacinto dop-pio. E nel garzuolo d’ un’anemone doppiodov’è la mostruosità? Dove in una rosa dacento foglie ? Eh , che tutte queste produ-zioni son regolari, tutte premeditate, tut-te perfette ; ed il loro annuale rinascimento