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Tomo sesto.
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2^6 L Uso Dello Spettacolo

.e autorizzate da più testimoni oculati, si ten-dono alla giornata da alcuni Filosofi per coset certe , e per veritadi, come fi dice, di fatto.La terra, secondo loro, non è altro, che unacongerie di croste, applicateli a lungo andareZi' una sull,'altra dintorno a un globo luminoso,«he serve loro di centro. Ma questa fisica aper-tamente ripugna alla rivelazione, e moltopoco saccorda colle regole naturali, e collaretta ragione.

Évviuna gran disparità, fra la conservazio-ne di tutte le parti dell universo , e la creazio-ne particolare di ciascheduna. La conservazio-ne può benissimo effettuarsi per mezzo di cer-te regole generali, stabilite, e praticate da Diocon piena libertà, ed autorità. Ma la loro crea-zione e la lor forma particolare non può di-pendere dalle semplici regole del moto. La bel-lezza, la simmetria, e la bontà, che in eia-/cheduna di esse si mira, è dirivata da unatto speziale del voler di Dio, chesè com-piaciuto di collocarvela sin dal principio: e ildire, che un corpo luminoso possa esserli tras-formato per mezzo di varie incrostature inuna terra abitabile, o che un globo opaco,collo squamarsi, oscrostarsi si sia potuto can-giare in un corpo luminoso, ha tanto del veri-simile, quanto che una pietra per la coope-razione del moto diventi un uomo, ed unuomo fi cangi in albero . Queste metamorfosisarebbono alla più disperata tollerabili nellafisica dOvidio.

Ma via, permettiamo per un momento acostoro, che non vogliono ravvisare nella crea-zione della natura 1 onnipossente mano di

Dio,