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Tomo sesto.
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281
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della Natura, 281

nume, in vece di diminuire, va piuttosto digiorno in giorno crescendo. Egli sadima alcu-ne volte nel!' aria in mille modi spaventevoli,eci annunzia, ora colla caduta de'fulmini,ora col folgorar debaleno, ed ora con variestrisce di materie allumate, il formidabile dell'incendio universale. La vivacità e lestensionedi questi fuochi mette terrore non meno agliuomini, che agli animali. Gli animali pisi co-dardi al loro aspetto saggirano, come forsen-nati, ed i più generosi saccovaccian per terra .sfintere nazioni ne rimangon con sternale. Glistessi Monarchi diventano pusillanimi, e rico-noscono a fronte di essi la propria insufficien-za. In somma tutto il genere umano confessacolla sua interna inquietudine la gran possan-za di questo fuoco,che divora tutto ciò fesseglitocca; si sbigottisce in vedere il progresso diqueste fiamme , contro le quali non v'è dilesa;evien forzato dal suo medesimo sbigottimento aprestar fede, non chaltrodi passaggio, allan-nunzio dell'incendio universale, tuttoché,quandei gode pacificamente desuoi piaceri, iltenga forse per favola.

Il fuoco fi trova abbondevolmente disper-so nella natura, che lacqua medesima n'è ri-piena. Allorché il fuoco labbandona, fi costi-pa, e si gela, e quandei torna a investirla di-venta fluida e rarefatta. Ma tanto è falso, chelacqua sia nimica del fuoco ( come commune-mente si crede) che anzi limpedisce talvoltadi operare, perché ella medesima sene impos-sessa ,e sinvolacon esso lui lussali dellaria ra-refatta.Ella nonfpegne il fuoco ,se non perchélassorbe in stessa ; ed, è a riguardo di lui, co-me