Le Macchine. Tratt. XÎV. .
.pulsion mera della mano d' qn fanciullo (questa picciola mano solleverà, e farà volgerele mille lire con 1 ' istessa facilità , che eglivolge il suo sonaglinò . Ma lasciamo il mi-rabile , aggiungeva égli fra se , e pensia-mo ali’ utile ; Se la lunghezza della leva m’intrica, io la posso accorciare , ed applicar-vi una forza maggiore. In luogo della miamano, che può essermi necessaria altrove ,v’ applicherò la forza d’Un bue ò d’un caval-lo, e farò andare allora non già un peso dicento lire, ma uno di mille e duri missione.
Chi sa , che un giorno non s’ abbia ad ap-plicare a questa leva la forza dell’acqua cor-rente, fazione dello stesso vefzto, o qualsi-voglia altra possanza, che trovisi nella natu-ra ed al presente convien cercare non tan-to una forza grande , quanto una cauta esaggia applicazione d’ una forza mediocre.
Se questo principio una volta alla finescoperto, è vero egualmente, che opportu-no e comodo , debbo rinvenirlo per tuttolo stesso, ad onta dell’infinita diversità del-le applicazioni, ché se ne posson fare. Ve-diamo , s’egli corre egualmente bene in ca-si molto differenti i
Sospendiamo una leva, il cui fungo brac- Vig.«io sia solamente doppio del picciolo, nellaragione, come si dice, di 2 ad 1, di due pie-di contro un piede. Essendo che la ragionemutua della forza alla forza, è inversa delladistanza alla distanza; la mia mano applicataali’estremità della gran leva, dee fare in ra-gione inversa contro il peso resistente, unosforzo che stadi uno a due, poiché la distanzi
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