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Tomo decimo.
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i® Xa Scienza Usuali

è qui alla distanza come due è a uno . Lamia mano farà dunque uno sforzo di duelire contro un peso di quattro lire; uno sfor-zo di 20 contro un peso di 40 . Applicataper lo contrario sul picciolo braccio della levaella adoprerà con svantaggio, ed impieghe-rà 40 lire di forza contro 20 lire di peso.fig* 4, Mutiamo caso : dianlì piedi io al ramo lun-go della leva e 2 al corto. Due sono la quin-ta parte di dieci : permettere i pesi nella pro-porzione inversa, noi sospenderemo, per esem-pio , tre lire allungo ramo , e 15 al corto,tre essendo la quinta parte di 15, come duepiedi sono la quinta parte di dieci. Ecco 1 'equilibrio. Ijo stesso avverrà di dicci lire nel-la grande distanza con trenta nella piccola.Ma concediam qui qualche cosa a’ nostri pre-giudizi: immaginiamoci che il peso 15 debbasuperare tre, malgrado E eccesso della distan-za di | dal!’appoggio. Facciamone eziandiola supposizione: torneremo da capo, se oc-correrà ; e forse verificando di bel nuovo laregola, troveremo d’essa regola la ragione.

Le due braccia dell altaleno movendosi sulfulcro o punto d’appoggio descrivono una por-zione di circolo; il più corto braccio descri-ve un picciolo arco a , ed il più lungo un ar-co cinque volte più grande b. Imperocché seil peso di 15 lire discende d’un piede, il pe-so di tre lire estenuo cinque volte più lonta-no dal!' appoggio, farà cinque volte altrettan-to di strada e monterà cinque piedi. Ora sicapisce che il pelo di tre lire fa in tutti ipunti dell’arco eh'ei percorre uno sforzo ditre lire . L’azione è la stessa per tutto, di

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