' Le Macchine Tratt. XIV, 97
1® ga leva la testa d’una vite forte sulla massa diuve, odi ulive, che li vuol far colare in vino,
* ! ed in olio. .
'î: Ho detto che questo calcolo avei ebbe l’ohi-
®i ce di alcuni orrori o divarj nell' esecuzione ;
:(l non già perché ci Sia ignota Sa mutua pro-"• porzione precisa della linea circolare colla li»
! > l nea retta; il nostro metodo di ridurre, la cir-!li! conferenza del circolo a tre diametri ed alcuniâà punti , essendo a un dipresso bastante pegli0®, ìrst della vita ; ma perché vi ha nella roag-iiii gj or parte delle macchine, e sopra tutto inIta: questa, degli attriti ineguali, che ci tolgono«ti; una parte delle nostre speranze. Marron dee'àî! l’uomo lagnarti, se provando di vincere conuna lira di fòrza una resistenza di 100. lire, neip: supera una sol di 80. L’opera sua è ancor piùfà stimabile, quand’ egli ha preveduto questo di-ti vario.
iti: Oltre l’attrito, o sfregamento del mastio,
!® la vite ha quest'inconveniente , eh’ ella nonrat ferve se non per quanto il cilindro sale o discett-asi de, e questo cilindro avendo poca altezza, tra-t ® spostar non può il peso mole* alto, nè adoprariris molto da lungi. Si è trovata una vite , che nonlisi ha alcuno di questi inconvenienti, e n’è statotob accresciuto il vantaggio in una maniera che hati c del prodigio , con associarvi delle ruote . Quest’
. Ti ultima macchina chiamali la vite infinita, oItoti perpetua.
iti Nella vite col mastio un’intera rivoluzione *- a . vif «itb della manuella, o presa fa avanzare il cilin- 'àià .pia* dro, quant’è l’intervallo da una spira ali* al-d'iB tra, e quanto più le spire sono vicine, tan-~ Tomo X. G to