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Tomo decimo.
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^24 I* Onetarie: si potrebbe mettere quelle infloetijze in zuffa con virtydi locali, le quali fosse,ro attraenti in un luogo , e rispignenti in unnitro-' si potrebbe abbellire il sistema, con-vertendo, di da certe linee, le attrazioniin ripulsioni, e figurarsi, che si la Naturatutta spiegata rimanga, In fatti la geometriaubbidisce ed è cedente, dirò cosi, a tutte lefatte di supposizioni,e mette in ordine quel chesi suppone ; ma non dimostra realitade alcuna,Non è inutile osservare che la luce nepiega-menti chella soffre passando da un mezzo inunaltro, segue una regola contraria a quelladegli altri corpi. Una palladi piombo,od unapietra obliquamente slanciata neilacqua, ventra allontanandosi dalla perpendicolare, edesce avvicinandovisi nelf aria. Ella si distorna. o devia dal corpo solido e attraente. Or qui 1attrazione che fa?

zr. Conosciuto una volta e determinatoquest ordine mutuo dellangolo dincidenzacolf angolo di rifrazione, prescìndendo da al-cune ineguaglianze sopravegnenti, quandogliangoli si accrescono di molto, e basta per pre-vedere che cosa avverrà delle fila di luce, 0tome si curveranno nevarj mezzi, senza cer-carne la cagione latente .

Passa g- zz. I corpi trasparenti che la luce travalica,

tgio della possono essere piani, o sferici, o piani e con-tm verro 0 piani e concavi, e d'altra maniera.piano. Sovvengavi che si chiama punto raggiantequello donde partono i raggi che divergono, efoco , quello verso il quale convergono .

La luce nel passare obliquamente daliogget-

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