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Tomo decimo.
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!î; . Trattenimento XV. 141

cos «Implicano talvolta, pesarti vano in D R, piiiip; debole!una, più debole l'altra . Cièche quitfc diriva dal principio o dalla massima, giustifi-i(5: casi coll*esperienza. Imperocché quantunqueioti di giorno non fi veda comunemente se noni*liiiî immagine venuta dal fondo rrF, che scancel-li! la le altre per la sua vivacità; se tuttavolta inìln vece duna immagine formata da una luce fi-li,: flessa sopra gli oggetti, tale quale è limmagi-ni: ne del pendulo, impiegherete di notte un cor-ife; po luminoso che gitta raggi acuti , vedrete11; quello che vi ho annunziato. Una candela ac-ni» cesa presentata obliquamente e dalla man fini-: lira allo specchio , formerà nel vostri occhiouìe collocato dall altra parte nella medesima obli- quità, una immagine vivissima F venuta daly fondo. Allasinistradi F sarà unaltra imma-ni gine E venuta dalla superfizie esterna: ma el-icla sarà fiacca, e intaccherà più o meno la pri-sma F; a dritta di F sarà limmagine delle ul-uli; lime riflessioni D R , ma più debole ancorar. ehE, e ripetendosi fino a tre e quattro volteuigcon sempre maggiori diminuzioni, come nel-0Kg la figura 14. Tutte queste immagini sarannoij^-più disunite se il vetro sarà più grosso. E sullay. lastra più grossa, e su la più sottile, queste^immagini si accosteranno fino a confondersi,E a.misura che la candela prenderà una situa-'.«zinne men obliqua; e finalmente la riflessio-^ne della superfizie esteriore farassi su la stessa_Jinea diretta, e perpendicolare, che quellaJdel sondo. Questo emmi paruto derivar dallaàmassima, prima che avessi avuta.veruna co-£1 ' gnizionc del fatto della fiamma d un cero