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L’ O T T
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triplicata , come poc' anzi diceva ; e dopod’avere disegnata la figura l;, presentai lafiamma d’un cero, in vece del pendalo, amoki specchi , che mi rimandarono tuttiuna vivace immagine accompagnata da duesmorte * . Talvolta le ultime riflessioni se-guitavano l’immagine principale, in nume-ro di quattro e c!i cinque , sempre piti in-deboiindosi. La medesima candela presenta-ta oh':attamente alla superficie dell’ acqua,che avevo versata in una tazza , parevamidover perdere la maggior parte de'suoi fag-gi assorbiti sotto la super»zie 1’ immagineriflettuta su le parti di fuori, doveva dun-que essere debole e unica. E questo succe-de infatti.
67. Trascuriamo adesso la doppia superfi-zie del vetro, e vediamo in qual punto ^im-magine riflettuta dallo specchio piano, rifa-rà apparire 1 * oggetto. Sia lo specchio pianoMM, fig. 14. il punto raggiante o soggettoreale O, il punto d’incidenza I, la linea diriflessione R, la medesima linea di riflessio-ne prolungata indefinitamente Pi Nel pro-lungamento del raggio riflettuto RP, l'oc-chio vedrà il falso oggetto o l’immagine d’O, e la vedrà in un punto di cotesta linea,tanto distante dal!'incidenza I , quanto >0è il punto O- L' occhio vedrà dunque il fal-so oggetto in F , e,posto al di là dello spec-chio, come O l'oggetto reale è posto di qua.
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* Io ho creduta nuova questa ostentazioner WThe poc'ansi veduta in Mufchenbroek.
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